VIAGGIO
AD AUSCHWITZ: IL CAMPO DELLA MEMORIA
Milano, Stazione Centrale, treno non mi ricordo a che binario, intorno
alle otto di sera: 27 Gennaio 2007, comincia il viaggio. Quattro
mesi di attesa, un giorno di treno, uno di campi, uno a Cracovia
e un altro ancora di treno, e adesso il resto della vita con il
peso anche di questo viaggio.
Conoscere i campi di Auschwitz e Birkenau è stata una chiamata
alla responsabilità. Fisicamente non è rimasto molto:
le baracche di Auschwitz, tranne quella delle torture, sono ridotte
a museo, le camere a gas sono una stanza vuota – a parte le
unghiate sulla parete, che io non ho guardato né visto –
i forni crematori sono forni da pizza ricostruiti, l’ambiente
ricorda un poco un residence, non fosse per il filo spinato; per
quanto riguarda Birkenau, invece, il campo è stato distrutto
quasi completamente, e solo il devastante silenzio del vuoto agghiaccia.
Per questo credo che visitare questi campi non manterrà viva
la memoria; cercare di comprenderli invece sì.
Non ha senso, infatti, compiere questo viaggio senza prima avere
ascoltato, avere letto testimonianze, senza prima avere ricercato
l’esperienza di un uomo che li abbia vissuti, perché
solo inserendo nella realtà del campo una certa esperienza
di un certo uomo in qualche modo conosciuto è possibile cercare
di comprenderne il dolore. Senza, tuttavia, potere riviverlo.
Goti Bauer, la deportata che ci ha parlato alla cerimonia della
partenza da Milano, ha detto che “chi ascolta un testimone,
diventa testimone lui stesso”. Riparlandone alla fine del
viaggio, alcuni di noi hanno convenuto che questo non è vero:
non si può essere testimoni di ciò che non abbiamo
vissuto.
Noi possiamo perciò essere, dobbiamo essere, anzi, già
lo siamo, testimoni viventi ciascuno del proprio viaggio, ciascuno
del dolore da cui è stato colpito, da cui è stato
cambiato. E siamo testimoni viventi nella nostra vita, con la nostra
vita.
Conoscere Auschwitz per noi non deve essere una condanna del Nazismo,
perché non tutti ci ritroveremo al potere, e nessuno si ritroverà
nelle circostanze che hanno portato alla nascita del Nazismo e che
potrebberò perciò riportarci ad esso; conoscere Auschwitz
per noi e per chi lo farà deve essere una condanna dell’inumanità
e della disumanità, cioè di ciò che non è
umano e di ciò che va contro l’umano, di chi va contro
l’umano. Tutti abbiamo infatti da sempre in braccio almeno
le persone che ci stanno intorno, che ci sono amiche o che semplicemente
condividono con noi un tratto di strada: comprendere Auschwitz,
essere svegliati da Auschwitz, significa sentirsi chiamati alla
responsabilità piena e senza giustificazioni di incontrare
le persone che stiamo incrociando nella nostra vita, di condividere
con loro uno scambio di umanità per un aiuto, una crescita,
un sollievo e felicità. Che sia questo l’essere testimoni,
questa la condanna.
Clara Sanvito, Liceo Classico CARDUCCI, Milano
I consigli della redazione
La Proedi Editore (http://www.proedi.it)
in collaborazione con il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea
ha realizzato due interessantissimi CD-Rom su Auschwitz e la Shoah:
potete richiederli a Proedi Editore, Via Biondi 1, 20154 Milano
- Tel. 02/349951 - Fax 02/33107015.
Ecco alcune indicazioni, oltre al già citato sito
della Proedi, per una ricerca in rete:
-http://www.olokaustos.org
-http://www.italya.net/shoa/shoa.htm
-http://www.romacivica.net/anpiroma/deportazione/deportazioneguida.htm
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