UN
ANNO TRA I CRUCCHI? NON E' POI COSI' TERRIFICANTE...
Era
molto tempo che meditavo su questa prospettiva: andare un anno all’estero,
indipendentemente da dove… semplicemente partire e trascorrere
dieci mesi della mia vita in un altro paese, imparando a convivere
con un’altra cultura.
Le paure erano tante: lasciare la mia famiglia, i miei amici, il
mio ragazzo… insomma, tutta la mia vita… la paura del
cambiamento… la paura dell’ignoto. Dopo mesi di riflessioni,
di semi crisi di nervi e di continui sguardi alla cartina geografica,
mi trovai a contemplare una lettera in cui mi si facevano le congratulazioni
per la mia imminente partenza per la Germania. Era come se fossi
già partita… Da lì in poi i ricordi che ho degli
ultimi mesi trascorsi a Milano sono piuttosto confusi… C’è
un fuoco, attorno siedono tutte le persone che più amo, ci
sono i baci e gli abbracci… i saluti. C’è una
valigia, costretta a pesare 20 Kg, non un etto di più…
i 20 Kg contenenti il mio piccolo universo personale. C’è
la mancanza di sonno, allo scopo di godere il più possibile
degli ultimi momenti di soggiorno a Milano, una città che
troppo spesso mi soffoca, ma che, in quel momento, non volevo abbandonare.
Nell’arco di pochi giorni venni catapultata ad Amburgo, una
città situata nel nord europeo, che vanta uno dei porti più
grandi d’Europa. Erano esclusivamente queste le mie conoscenze
riguardanti la città, acquisite su Google all’ultimo
momento sotto la forte spinta della curiosità. All’aeroporto
mi attendeva la mia nuova famiglia, che più bionda di così
non poteva essere. La mia quotidianità, lentamente, si mise
in moto, insegnandomi molto sulle differenze che si possono riscontrare
anche in un paese poi non così tanto lontano.
Piano piano iniziai a capire cosa vuol dire possedere un’individualità:
non ero più la figlia di mia madre, piuttosto che l’amica
di quella o la nipote di quell’altro. Non ero più riconducibile
a niente, stavo partendo da zero e avevo la possibilità di
presentarmi per quello che davvero ero. E’ stata la libertà
più grossa che io abbia mai provato in tutta la vita. Questa
libertà conteneva anche delle difficoltà: gestire
un bombardamento così impetuoso di novità non era
una cosa semplice… Eppure, col tempo, iniziai ad apprezzare
quelle stesse novità che a volte mi procuravano dei disagi.
Imparai la lingua, trovandomi orgogliosa di me stessa ogni qual
volta riuscivo a formulare una frase senza errori, piuttosto che
a ricordarmi un vocabolo. Instaurai un bellissimo rapporto con tutti
i componenti della mia nuova famiglia. Iniziai ad avere una vita
sociale più ricca di quanto avessi mai potuto sperare. Insomma,
iniziai a svolgere un nuovo ruolo, a non poter più fare a
meno di persone che, fino a poco prima, erano dei perfetti sconosciuti.
La mia esperienza, tra alti e bassi, si rivelò essere la
cosa migliore che io abbia mai fatto. Ora, scorrendo le pagine del
mio diario, mi rendo conto di quanto io sia cambiata a causa, o
più probabilmente per merito, dell’interazione culturale.
È stato un anno di conoscenza, degli altri e di me stessa.
Un anno di potenti emozioni che mi hanno fatta riflettere sulla
sconfinata bellezza che possiedono anche altri mondi, a noi del
tutto estranei.
Ora sono nuovamente qui e abbraccio con calore il mio vecchio mondo…
certo, a volte ho il forte bisogno di scappare dalle mie “sorelline”
tedesche piuttosto che di passeggiare nel porto di Amburgo e sentire
sulla pelle il forte vento del nord. Eppure ho, e avrò sempre,
la sicurezza di possedere un’altra casa, che mi appartiene
esattamente come quella italiana. Ho la certezza di poter andare
in Germania e di comprare un giornale senza che l’edicolante
mi risponda automaticamente in inglese. Ho amici sparsi per il mondo:
in Germania certo, ma anche in Belgio, Messico, Stati Uniti, Repubblica
Ceca, Russia, Cile, Venezuela, Perù e Cina…
Ma la cosa più bella di tutte è di poter vantare un’altra
nazionalità, pur non sfoggiando una doppia cittadinanza.
Martina Miccione, Istituto BESTA, Milano
 
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