LA TERAPIA DEL SORRISO: L'ASSOCIAZIONE VERONICA SACCHI

Sabato 29 Settembre alcune classi del Liceo delle scienze sociali "Fabio Besta", sono andate presso la scuola "Frisi", nella zona milanese di Quarto Oggiaro.
Alcuni miei compagni ed io, accompagnati dalla professoressa Carnevale, ci siamo trovati in un luogo conosciuto ed accessibile facilmente a tutti; questa scuola in quel determinato giorno proponeva la visita di esterni (registrati precedentemente) ai diversi stand di associazioni di volontariato, accessibili dai 16 anni ed altre associazioni per quelli aventi la maggiore età.
Dopo aver assistito alla presentazione delle varie associazioni, ci siamo recati presso lo stand di alcuni clown che spiegavano il loro percorso "lavorativo" di clown-terapia: da dove era nata, le testimonianze e i viaggi accompagnati da grandi emozioni.
L'associazione di cui fanno parte si chiama “Veronica Sacchi” ed è un'associazione di volontari compresi nella fascia tra i 16 ed i 35 anni, nata e riconosciuta nell'anno 2001 successivamente alla morte in un incidente d'auto della non ancora diciottenne Veronica Sacchi, ragazza a cui è stata dedicata l'associazione.
I fondatori sono i genitori di Veronica che, insieme ad altri amici, avevano avuto l'idea di fondare questa associazione che aveva, ed ha ancora oggi, lo scopo di intraprendere e sostenere iniziative finalizzate alla promozione di attività culturali e sociali che coinvolgano le energie giovanili e non solo.
La clown-terapia è svolta in diverse aree, generalmente ospedali, enti per disabili e case di riposo di Milano e provincia, e prevede per il volontario la frequenza ad un corso formativo che si svolge in uno spazio affittato nella zona di Precotto, in provincia di Milano.
I volontari dell'associazione hanno effettuato missioni "clowneristiche" in Kenya, in Ucraina, in India, in Argentina, in Russia, in Romania ed in Albania, in posti disagiati come baraccopoli ed orfanotrofi.
Dopo aver spiegato il tutto ed aver proposto immagini a scorrimento delle loro missioni, ci hanno fatto "assaggiare" un po' di "clowneria".
Gli esercizi erano tutti mirati al loro lavoro.
Il primo era costituito da un cerchio creato insieme ed ognuno di noi doveva, a turno, andare in centro e dire il proprio nome e una cosa che gli piaceva.
Tutti noi dovevano ascoltare attentamente perché poi i clown avrebbero fatto qualche domanda chiedendo di ripetere il nome e la preferenza della tal persona se pur sconosciuta.
Il significato era l'ascolto di ciascuno di noi verso l'altro e l'affermazione di un "io" nel gruppo, che poi sarebbe diventato un "noi con loro".
Il secondo esercizio consisteva nel riuscire a far ridere l'individuo di fronte a noi.
Il significato era esplicito: la clown-terapia era giocata sul far ridere e sorridere, attraverso un linguaggio non verbale, le persone in difficoltà e così facendo ha messo noi nella condizione di far divertire qualcuno che in quel momento doveva mostrarsi serio.
La serietà richiesta alla seconda persona era finalizzata a far capire che di fronte a noi potremmo sempre trovare persone che voglia di ridere non ne hanno.
Il terzo faceva palesemente capire l'importanza della forza di un gruppo nella vita,come nel piccolo esercizio proposto: dovevamo sederci tutti sulle gambe dell'altro in modo che nessuno di noi ne sentisse davvero il peso.
Quest'esperienza è stata certamente positiva per me e la mia voglia di essere qualcuno, per chi si sente di essere nessuno è cresciuta.
Io voglio essere d'aiuto ad un mondo che è pieno di problemi.
Io voglio poter essere una persona migliore grazie alle persone in difficoltà, ma non come mezzo, ma come mio più grande obiettivo.
Voglio capire davvero che c'è gente che soffre in maniera attiva.
Non voglio più vivere questo mondo passivamente.
Voglio poter donare anche solo un piccolo sorriso a qualcuno che non aspetta altro.
Voglio poter vedere i 32 denti di un signore.
Voglio essere presente alla grande sofferenza della gente e sentirmi una piccola parte di loro in quel momento.
Voglio crescere sapendo che non ho rinunciato ad una parte del mondo che aspetta di ridere, perché il loro sorriso sarà anche il mio.
Ognuno di noi ha un'anima clowneristica dentro ed io, come tanti altri, voglio avere l'opportunità di dimostrarlo alla mia persona troppo spesso da me svalutata.
Credo sia un'esperienza da far vivere a tutti.
Attaccare un piccolo pezzo di puzzle all'autostima di tutti noi, questo sarebbe il mio obiettivo.

Irina Falcon, Istituto BESTA, Milano

I CONSIGLI DELLA REDAZIONE

Il sito dell'associazione Veronica Sacchi è http://www.veronicasacchi.it/
Consigliamo inoltre la visione del film Patch Adams di Tom Shadyac con Robin Williams.

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