GEMELLAGGIO A MILANO: ALLA SCOPERTA DELLA PACE

Il gemellaggio tra una scuola palestinese e una scuola israeliana è un'iniziativa che molti hanno reputato assurda, altri pericolosa, altri inutile.
Una cosa è certa: non è passata inosservata.
La settimana che cinque ragazzi palestinesi, del Terra Santa College di Betlemme, e cinque ragazzi israeliani, del Nisui Experimental School di Gerusalemme Ovest, hanno trascorso qui, con i loro coetanei italiani, è stata la fase culminante di un'iniziativa che andava avanti da sei mesi.
Infatti, il progetto, finanziato dal comune di Milano, era stato proposto al nostro istituto, il liceo Beccaria di Milano, da una rappresentante del Centro italiano per la pace in Medio Oriente (CIPMO), verso febbraio/marzo 2002.
In un primo momento, la cosa era stata accolta con molto entusiasmo, ma poi molti ragazzi che s'erano fatti avanti si sono ritirati, mentre altri non hanno trovato nessun corrispondente; tuttavia sono stati almeno una quarantina i ragazzi che hanno portato avanti il progetto.
La comunicazione è avvenuta prevalentemente attraverso e-mail; fin dall'inizio si volevano riunire i ragazzi coinvolti nel nostro istituto, ma non è stato facile a causa del peggioramento della situazione in Medio Oriente e delle difficoltà incontrate dai ragazzi palestinesi (per esempio non sono riusciti ad avere un regolare svolgimento delle lezioni per più di un mese). Dapprima era programmato che venissero per l'ultima settimana di giugno, a causa però della gravità della situazione accennata prima, la settimana di gemellaggio è stata rimandata all'inizio d'ottobre.
Sono stati cinque giorni intensi: le attività che abbiamo svolto sono state essenzialmente rivolte a far conoscere Milano ai nostri coetanei, abbiamo cercato quindi di trasformarci in guide efficienti per la nostra variopinta comitiva.
D'altra parte un'esperienza come questo gemellaggio non si può riassumere solo con una serie d'avvenimenti, con una cronaca giorno per giorno di ciò che è stato fatto o detto. Ognuno porta dentro di sé un'emozione, delle impressioni ben più importanti di ciò che si può trovare in un giornale qualsiasi ed è questo che vogliamo raccontarvi ora.
Comunicare liberamente non è spesso possibile in paesi coinvolti in una guerra radicata nel tempo. I ragazzi palestinesi ed israeliani sono estranei a qualsiasi contatto reciproco: condividere qualche giorno qui in Italia ha significato anche conversare, raccontare, scherzare, esprimersi cercando di vincere la diversità e il disagio inevitabili.
Per noi, non è stato così semplice dialogare in lingua inglese e crediamo che non essere in grado di esprimere ciò che si vuole equivalga a non essere se stessi. Forse ciò che più rimane di quest'insolita esperienza è l'importanza della comunicazione, che, fra l'altro, è la condizione basilare della pace. Ragazzi che fin dalla nascita hanno sentito spari, che hanno visto la gente venire uccisa, a volte loro amici, che di sera devono tornare presto a casa per il coprifuoco, che vivono quotidianamente il terrore di nuove morti, sono venuti in contatto con una realtà mai incontrata, quella della pace. Quando torneranno nei loro paesi, racconteranno ad altre persone di aver condiviso questi giorni non con alcuni israeliani, ma semplicemente con loro coetanei: il gemellaggio potrà dunque costruire una piccola fetta di pace.


Giuseppe Di Spigna e Marcella Sala, Liceo Classico BECCARIA, Milano

 

 

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