LA SCOPERTA DEL “RHAPSODIJA TRIO”

C'è un problema di fondo nella considerazione della musica che si ha in Italia.
Da quanto ho potuto e posso tutt'ora osservare noto che spesso si da importanza unicamente alla parte vocale di una canzone, al testo o alla sua "allegria".
Pertanto, quando ho saputo che avrebbe suonato nel nostro istituto i "Rhapsodija Trio", che proponevano musica ebraica e gitana, le mie aspettative erano un po' basse. "Semplice musica ballabile", pensavo negativamente in un modo poco popolare.
Mai una mia aspettativa si è rivelata più sbagliata.
Il Rhapsodija Trio ha presentato uno spettacolo meraviglioso sia dal punto di vista tecnico, impeccabile, sia dal punto di vista compositivo, eseguendo brani che riuscivano nella difficilissima impresa di mescolare musica tradizionale, fusion, jazz e swing. La cosa che colpisce di più è sicuramente come questo gruppo riesce a raccontare la storia culturale di più popoli senza parole. In questo caso l'assenza di una vera e propria voce non è una menomazione, ma una scelta pensata e curata.
L'esibizione inizia con un pezzo movimentato, quindi uno lento, quindi di nuovo movimentato e così via, senza mai perdere la concentrazione.
Si passa dalla pura musica est-europea a temi più moderni (ricordo "Minor Swing" di Django Reinhardt) e si sente l'influenza del gypsy jazz in questa odissea musicale.
Ed ecco come partendo con dei pregiudizi così negativi, mi sono ritrovato davanti a un gruppo a cui posso solo applaudire.

Alberto Gasperini, Istituto BESTA, Milano.

I consigli della redazione

Il sito del gruppo è all'indirizzo http://www.rhapsodijatrio.it/
Tra gli album pubblicati vi segnaliamo quello d'esordio, Stare' Mesto (1994) , per la Sensible Records, Spartacus del 1997 e Fango di quartiere del 2003, entrambi per la NOTA, e il recente Chant de Joie et de Regret (2011) ancora per la Sensible Records.

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