GRACE di JEFF BUCKLEY
Jeff eredita dal padre Tim, nativo di Washington, i lineamenti,
la sensibilità, il genio creativo e un canto capace di spingersi
dove pochi, o forse nessuno, è mai giunto. Non è sul
suo cognome, bensì sul suo nome che dobbiamo dunque concentrarci.
Se, nel lontano 1994, quando l'album uscì, anche per la sorpresa,
sembrava logico tenere i piedi ben saldi per terra, con Grace non
si può invece resistere alla tentazione di sbilanciarsi:
affermando cioè con decisione che la creatura di Jeff non
è uno di quei progetti presuntuosi e spesso sterili di cui
il mercato discografico purtroppo trabocca, bensì una realtà
autonoma. Se preferite un'immagine più poetica, non è
un satellite in orbita attorno al suo pianeta, ma una stella gemella,
che brilla di luce propria, non riflessa, e che a volte, per qualche
effetto ottico, appare persino più splendente di quella principale.
La sua tragica sorte, che l'ha visto lasciarci prima del dovuto,
ha reso questo suo unico album una straordinaria presentazione e
uno struggente testamento.
Non ha mai fatto parte di nessuna corrente, Jeff Buckley, e nessuno
ha mai provato a seguire la scia della sua stella. È rimasto
lì, nella sua orbita solitaria, al di fuori di tutto, e dall'alto
ha fatto cadere poche manciate di canzoni meravigliose. Canzoni
leggiadre, ma profondamente costruite su melanconiche melodie folk-psichedeliche,
ma accese, a tratti, di autentico furore rock'n'roll e sempre marchiate
da una voce dalle mille sfumature, dolcissima nei sussurri e potentissima
nei momenti di maggior tensione, all'occorenza diventa incontrastato
strumento protagonista delle sue canzoni; la versione di Hallelujah
mette i brividi. Grace non è dunque rappresentativo di nulla
se non di se stesso, un capolavoro che, pur non vendendo milioni
di copie, si scolpisce nella storia e lì rimane, dieci splendide
gemme senza tempo nello spirito e moderne nei suoni, per 52 minuti
di estasi corporea.
È la prova inconfutabile di un mix unico di talento e sentimento,
che senza la crudeltà di un destino bastardo avrebbe illuminato
per chissà quanto la scena del rock.
Grazie Jeff
Giovanni Spreafico, Liceo Scientifico SEVERI, Milano
I CONSIGLI DELLA REDAZIONE
¨ Discografia: Oltre a Grace (Columbia, 1994)
la discografia di Jeff Buckley comprende altri 3 album:
- SKETCHES FOR MY SWEETHEARTH THE DRUNK (Columbia, 1998);
- MISTERY WHITE BOY (Columbia, 2000);
- LIVE A L' OLYMPIA (Columbia, 2001) .
A chi fosse interessato ad approfondire il personaggio di Jeff Buckley,
a chi fosse curioso di vedere com'era e volesse conoscere la vita
breve ma intensa di questo cantautore americano, consigliamo di
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http://utenti.lycos.it/astroboy2001:
bel sito con numerose immagini, molte sezioni d'interesse, tra cui
la storia completa del musicista, la storia della sua band, downloads
e addirittura una sezione con la tablatura dei testi delle canzoni.
http://www.narni.it/silvio/jeff/
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e un archivio con articoli di giornali su di lui e molto altro.
http://web.tiscali.it/jbuckley:
presentazione, colori e impostazioni che invogliano poco ad andare
avanti con l' "esplorazione". Informazioni e foto al minimo.
Interessante solo per gli appassionati
http://www.jeffbuckley.com:
sito ufficiale dedicato a questo grande artista dove non solo potete
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L'unico difetto è che è in inglese
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