PUTIN E IL SUO IMPERO: C’È ANCORA DEMOCRAZIA IN RUSSIA?


Putin è un uomo abituato a stare zitto. Segretezza era la parola d’ordine al KGB, dove ha lavorato per più di 15 anni. Anche da quando nel 2000 è diventato presidente non ha mai dato mostra di grande loquacità. Nemmeno nei casi in cui un presidente dovrebbe parlare alla nazione prenderla per mano. Come per l’affondamento del sottomarino Kursk, avvenuto a pochi mesi dalla sua elezione. Putin era al mare. E’ apparso in tv solo un paio di volte mostrando un’invidiabile abbronzatura. E’ rimasto 4 giorni senza dare direttive su come agire e lo stesso tempo ha tentennato prima di accettare aiuti stranieri.
Quando dei terroristi ceceni nell’ottobre 2002 sequestrarono più di 700 persone nel teatro Dubrovka a Mosca, su esplicita richiesta dei parenti degli ostaggi di evitare un blitz, ha pensato bene di agire. All’interno del teatro fu sprigionato un gas che fu letale per ben 117 persone. Le forze speciali trassero in salvo gli altri e catturarono i terroristi. Una nota del Cremlino fece sapere che le persone erano morte in seguito ad arresto cardiocircolatorio dovuto all’eccessivo stato di tensione. 117 persone? A chi voleva darla a bere Putin. Alcuni giornali parlarono invece di gas tossici usati nel blitz, se non gas nervino comunque anestetici a base di oppio. Anche in questo caso Putin fu una tomba. Seppellì tutto quanto e non fece aprire nessuna commissione d’inchiesta, così come invece ci si aspetterebbe in un paese democratico.
Il suddetto paese democratico ha invece premiato il silenzio del suo presidente con oltre il 70% dei voti alle elezioni del 2004. Qualche broglio elettorale c’è stato, ma inezie rispetto al passato del paese. Certo Putin, eliminando sistematicamente reti televisive e giornali non filogovernativi, aveva letteralmente oscurato gli oppositori, ma sono dettagli trascurabili. Anche la comunità internazionale non ha nulla da ridire. Putin ha attuato una politica economica finalmente efficace in un paese logorato da 70 anni di comunismo e dal decennio di transizione successivo. Non solo: nel vertice di Pratica di mare della NATO nel 2002 ha partecipato come rappresentante di un paese amico.
Putin da poco rieletto si è trovato di fronte ad un’altra tragedia che ha scosso profondamente la Russia: il sequestro nella scuola di Beslan. Le forze speciali si sono ancora una volta dimostrate inadeguate di fronte ad una minaccia terroristica di tale portata. Il blitz è stato disastroso e il peso dei quasi 400 morti è stato attribuito da numerosi giornali proprio al presidente. E’ caduto qualche direttore di quotidiano, ma questa volta non poteva finire così. Putin doveva parlare. Ha accettato di aprire una commissione d’inchiesta, anche se gestita da suoi fedelissimi, ma ha fatto pur sempre un passo avanti. L’ex uomo di ferro del Kgb si è però accorto che la sua autorevolezza non era sufficiente, che non poteva mettere a tacere l’opinione pubblica con una retorica stile Bush del tipo faremotutto-il-possibile-per-combattere-il-terrorismo. Doveva accrescere la sua autorità, riuscire a stringere ancora più saldamente le redini dello stato.
Così 10 giorni dopo il blitz fallimentare Putin ha fatto fare alla Russia un passo indietro nella storia. Convocati al Cremlino i rappresentanti delle istituzioni statali ha annunciato, senza lasciare grande spazio alla discussione, una riforma costituzionale volta ad un rafforzamento del potere centrale di Mosca e in particolare di quello personale del presidente. I governatori delle 55 regioni e i presidenti delle 21 repubbliche autonome non verranno più eletti dalle popolazioni ma designati dal Cremino e successivamente confermati dai parlamenti locali. Il doppio sistema elettorale per la Duma, per metà tramite collegi uninominali, per metà proporzionale, viene abolito a vantaggio delsecondo e di conseguenza del partito di Putin, l’unico in grado di produrre liste e candidati in numero sufficiente per sbaragliare ogni concorrenza, come si è visto nelle ultime due tornate elettorali.
Il problema da risolvere in realtà sarebbe l’instabilità di una vasta area come quella del Caucaso del nord, che non include solo la Cecenia, ma anche realtà ancora più sconosciute. Putin si è accontentato di inserire tutto nel quadro del terrorismo internazionale, trovando il completo appoggio degli Stati Uniti. In realtà la Russia ha in mano da sola le redini dell’area, nevralgica perché di confine tra Europa e Asia, area cattolica e islamica. Il terrorismo ceceno dilagante dovrebbe essere il segno principale del fatto che innanzitutto va rivista la situazione della regione.
Non è continuando una guerra che dura da 10 anni, alla cui base stanno, tanto per cambiare, interessi legati al petrolio di cui la Cecenia è ricca, che si può risolvere. E non è nemmeno con una politica che lascia sempre meno spazio al federalismo e alle autonomie locali e a ben vedere alla democrazia stessa. Il problema è che in Russia l’opinione pubblica non è reattiva e che anzi trovi rassicurante questa sovietizzazione bis, sentendosi più sicura di quanto non fosse all’inizio di settembre.
Tocca dunque alla comunità internazionale reagire perché non si può ammettere, in un paese dell’importanza politica della Russia una tale deriva della democrazia.

Elena Quaglia, Liceo Classico BERCHET, Milano

I CONSIGLI DELLA REDAZIONE
http://www.geocities.com/CapitolHill/Parliament/5160/Putin/index.html è un sito in lingua inglese dedicato a Putin: vi si possono trovare la biografia, privata e politica, una ricca galleria di immagini, ampie notizie sulla situazione politica russa, il forum, il tradizionale sondaggio e la possibilità di ulteriori link per approfondire il tema.
Su http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Dicembre-2002/0212lm04.02.html trovate un interessante articolo su Putin e il terrorismo.
All'indirizzo http://guide.supereva.com/lingua_russa/interventi/2002/04/100670.shtml
potete leggere un intervista di uno dei maggiori esperti italiani di Russia, Vittorio Strada, a Jurij Afanasiev, il rettore dell'Università statale russa di studi umanistici, una delle figure più prestigiose del movimento democratico russo.

 

 



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