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CLONAZIONE TERAPEUTICA
ALCUNE CONSIDERAZIONI
Le notizie riguardanti la clonazione, in particolare per quanto
riguarda il cervello, e le cellule staminali, cioè quelle
cellule che, innanzi tutto, hanno una capacità di autorinnovamento
illimitato o comunque prolungato, e sono in grado di riprodursi
senza iniziare il processo di determinazione e differenziamento,
e che, in secondo luogo, hanno la capacità di dare origine
a cellule progenitrici di transito, con capacità proliferativa
limitata, dalle quali discendono popolazioni di cellule altamente
differenziate, sono spesso presentate in modo distorto. 
Le staminali embrionali presentano dei grossi vantaggi: crescono
e si moltiplicano molto bene e sono totipotenti, cioè in
grado di dare origine a qualunque tipo di tessuto del nostro organismo,
dall'epidermide alle cellule nervose. È però sbagliato
e scientificamente non corretto presentare le staminali embrionali
come l'unica alternativa possibile per le malattie neurodegenerative.
Fin dal 1994 è noto all'establishment scientifico che esistono
cellule staminali cerebrali umane di origine fetale utilizzabili
per i trapianti nel cervello. Si può raccogliere il materiale
cerebrale da cui isolarle da aborti spontanei, vale a dire da cadaveri.
Nella sola città di Milano se ne verificano 30 la settimana.
Partendo da un numero esiguo quale quello di 50mila cellule cerebrali,
meno di una capocchia di spillo, sono state prodotte cellule equivalenti
in massa a tre cervelli umani interi. Queste cellule sono funzionalmente
stabili, non hanno formato tumori, si sono integrate, hanno prodotto
neuroni umani quando sono state trapiantate in animali da esperimento.
Con le cellule staminali cerebrali siamo allo stadio di sviluppo
nella messa a punto di trapianti intracerebrali che è di
almeno cinque anni avanti rispetto alle cellule embrionali staminali.
Certamente lavorare con le cellule staminali cerebrali fetali o
anche adulte umane è difficile, mentre utilizzare cellule
embrionali totipotenti appare in genere più semplice. Inoltre,
se è vero che le cellule embrionali staminali hanno un enorme
potenziale terapeutico, si illudono le persone promettendo cure
per tutte le malattie in tempi brevi o, addirittura, brevissimi.
Inoltre, le cellule embrionali staminali se si trapiantano nel cervello
così come sono, formano un teratoma cioè un tumore.
Molte volte sui giornali appaiono notizie che creano quest'illusione:
ad esempio, recentemente si è letto di un esperimento di
scienziati Usa che avrebbero prelevato alcune cellule staminali
dal cervello di un malato di Parkinson e poi gliele avrebbero ritrapiantate
eliminandogli i tremori. Non è la prima volta che si annunciano
rivoluzioni epocali nel campo delle staminali, ma occorre verificare
l'attendibilità di tali notizie, perché, essendo queste
scoperte presentate a congressi, e non pubblicate su giornali scientifici,
ed essendo il numero di pazienti esiguo, non è possibile
trarne conclusioni certe. Il rischio è quello di sollevare
aspettative eccessive e di togliere credibilità alla scienza,
dando anche la sensazione che vi possano essere interessi economici
coinvolti.
Oggi la parola "staminali" è diventata una sorta
di parola magica, proprio per il potenziale terapeutico che è
la loro caratteristica saliente, siano esse embrionali, fetali o
adulte. Il fatto che molti ricercatori stiano entrando in questo
settore è incoraggiante. Ma molti pazienti sono, a buona
ragione, disperati, e disposti a farsi trapiantare qualsiasi cosa.
Vi sono siti Internet in cui si promettono cure miracolose, ad esempio
un sito americano promette, previo pagamento di 130mila dollari,
di impiantare cellule embrionali staminali in pazienti paraplegici.
Vescovi sostiene che bisogna creare una rete di ricercatori con
competenze multidisciplinari i cui sforzi convergano sul problema
cellule staminali, in modo da risolvere il problema principale ovvero
che le cellule clonate subiscano alterazioni genomiche: esse possono
dare origine ad organismi che sembrano normali ma che soffrono di
gravi alterazioni fisiologiche, ad esempio ci sono topi clonati
che soffrono di obesità, mentre molti cloni hanno grossi
problemi di respirazione, legati a uno sviluppo anomalo dei capillari.
In base alle statistiche, nella maggioranza dei casi la clonazione
fallisce e il successo è stimabile (per eccesso) intorno
al 5 o 6%.
Rielaborazione redazionale dall'intervista di Emanuele
Boffi ad Angelo Vescovi, ricercatore presso l'ospedale San Raffaele
di Milano, pubblicata dalla rivista Tempi, inserto settimanale de
"il Giornale".
I consigli della redazione
Chi volesse saperne di più può consultare il sito
http://biotecnologie.cjb.net/
realizzato dagli studenti dell'ITIS Cartesio di Roma, che in un
linguaggio accessibile anche ai profani spiega che cosa sono le
biotecnologie, racconta la loro storia, descrive le caratteristiche
della cellula animale e del DNA, aprendo una finestra sulle tematiche
collegate alle biotecnologie.
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