GLOBALIZZAZIONE E DINTORNI

In occasione di un intervento di Josè Luiz Del Roio (membro del consiglio internazionale del Social Forum mondiale) al circolo "Città Studi" di Rifondazione Comunista, un nostro inviato gli ha rivolto qualche domanda. Dopo Seattle, Porto Alegre, Genova e Firenze, è nata l'esigenza di capire come nasca e che cosa sia il "movimento dei movimenti". È raro sentire parlare, almeno dai grandi mezzi d'informazione, esponenti del movimento no-global e quindi molte volte si creano luoghi comuni che non trovano riscontro nella realtà: quale occasione migliore per capire questo fenomeno mondiale, se non l'intervista a uno dei fondatori del movimento?

l'oblò: Come si è costituito e che cos'è il movimento dei movimenti?
Del Roio: Il movimento dei movimenti ha avuto una gestazione molto lunga, circa dieci anni, perché é cominciato probabilmente nel 1992, quando si sono contestate le celebrazioni del quinto centenario della scoperta dell'America: é stato il primo movimento che contestava la globalizzazione, poi ne sono venuti altri, come nel 1994 quello zapatista in Messico, che si è sollevato contro l'accordo di libero commercio con Stati Uniti e Canada e che nel '96 ha convocato una prima riunione internazionale contro la globalizzazione neo-liberista, dopo di che sono nati molti altri movimenti in tutto il pianeta.

Questi movimenti oggettivamente hanno trovato il loro nemico principale nella Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO): nel 1999, a Seattle, i movimenti si sono dati appuntamento per contestarla, un appuntamento un po' disorganico, ma in cui abbiamo visto la presenza di sindacalisti, di movimenti indigeni, movimenti giovanili, femministi, ecologisti, che si sono duramente scontrati con la polizia. Da lì si è convocata per l'agosto del 2000, a Ginevra, una riunione di una serie di organizzazioni e movimenti sociali per discutere dell'agenda sociale dell'ONU e si è deciso di indire una riunione mondiale del movimento a Porto Alegre, in Brasile. Nell'anno 2000 si è riunita questa prima grande assise ed è nato il Forum Sociale Mondiale, è nato il movimento dei movimenti, dunque un movimento che ha una genesi di 10 anni, ma come struttura e visibilità più o meno 2 anni.

l'oblò: Che cosa hanno significato Porto Alegre e Firenze per il movimento?
Del Roio: In realtà abbiamo fatto due Porto Alegre: Porto Alegre è stato il momento della sintesi dell'organizzazione e l'occasione in cui il movimento si è fatto conoscere in tutto il pianeta, la gestazione di Firenze è avvenuta a Porto Alegre, quando si è deciso di creare una serie di forum regionali, continentali, tematici, per approfondire le radici di questo movimento. Firenze è stata la fotografia, per altro ampliata, di Porto Alegre, rientra nella logica e nella scelta strategica di dare forza e struttura globale al movimento contro la globalizzazione.

l'oblò: Il motto che contraddistingue il movimento è "Un altro mondo è possibile": come si concretizza l'azione del movimento?
Del Roio: Il movimento ha avuto tre fasi: la prima di denuncia, nell'anno 2000, nei confronti del governo visibile, nella seconda, fra il 2000 e il 2002, sono state elaborate le alternative: c'è un'altra economia possibile, c'è un altro tipo di rapporto con la natura possibile, c'è un' altra finanza possibile, ossia in tutti i campi il movimento ha presentato le sue proposte. Adesso il movimento entra in una terza fase, più complessa, quella della strategia: Porto Alegre 3 sarà sulle strategie, riguarderà la scelta della strategia migliore per fare sì che le proposte alternative del movimento siano vittoriose in parte del pianeta.

l'oblò: Che cosa ha messo in campo a Firenze il movimento?
Del Roio: Ha messo in campo la "creatività" e soprattutto l'accumulo di esperienze che già aveva dietro tanti anni di lavoro silenzioso e talvolta rumoroso, ma quasi sempre molto silenzioso. Dunque a Firenze è venuta fuori questa potenzialità del movimento, che già c'era, ma che molti non volevano vedere, mentre adesso l'hanno vista.

l'oblò: Che ruolo hanno i giovani in tutto questo?
Del Roio: Una cosa che io contesto è che il movimento dei movimenti sia un movimento di giovani, non lo è, è un movimento di popolo. Il movimento dei movimenti è un gruppo di centinaia di milioni di persone, la maggioranza sono contadini, uomini e donne di tutte le età e di tutto il pianeta. Ma è chiaro che il movimento dei movimenti esprime anche una grande speranza, esprimendo questa speranza è normale che la gioventù cresciuta nell'epoca del neoliberismo, che sostiene che la storia è finita e che non c'è più niente da cambiare, che non c'è speranza, si ribelli a questa situazione e diventi uno dei principali costruttori dell'alternativa.

l'oblò: Un invito per i giovani di oggi?
Del Roio: Il nuovo mondo è già in costruzione, a lavorare!

Intervista a cura di Luca Stanzione, I.T.C. BESTA, Milano


I consigli della redazione

Innanzitutto due siti che possono servire a un primo approfondimento e che permettono di proseguire ulteriormente la navigazione:

http://members.xoom.virgilio.it/A_Pacinotti/
È il sito realizzato dal liceo Pacinotti di La Spezia, che raccoglie i risultati di uno studio interdisciplinare (linguistico, storico, sociale, scientifico) sul tema della globalizzazione svolto dai docenti e dagli studenti dell'istituto. Dalla home page si può accedere, fra l'altro, alla storia del fenomeno, a un ampio glossario, ad alcune schede di libri giudicati significativi, a numerosi materiali di carattere sociale e scientifico (per es. una scheda sulla Monsanto, azienda leader nel settore delle biotecnologie), a una serie di link sul tema ecc.

http://www.globalizzazione2000.it/
Contiene la tesi di laurea del dott. Amedeo Lomonaco, articolata su quattro sezioni: la prima analizza il fenomeno nei suoi vari aspetti, offrendo anche file audio e immagini; la seconda presenta un excursus storico che parte dalle primissime forme di globalizzazione, al tempo delle civiltà sumeriche, e arriva ai giorni nostri; la terza e la quarta sezione ne analizzano rispettivamente limiti e potenzialità. Il sito contiene inoltre un'ampia bibliografia, con le schede di ogni libro citato, il testo integrale di un'ottantina di articoli sul tema, i link con una cinquantina di siti, ufficiali e non (si va da quelli di CIA, NATO, UE, WTO, OCSE ecc. fino alla Rete Lilliput e alla Rete No Global).

Questi sono invece alcuni testi per cercare di capire un fenomeno così complesso:

D.Held-A. McGrew, Globalismo e antiglobalismo, Il Mulino 2001 (euro 8,26). Gli autori tracciano la storia del concetto di globalizzazione, mettendo in luce la sua origine non recente. Delineano poi le diverse posizioni in merito, in particolare la scelta "globalista" e quella "scettica", che però non coglierebbero la complessità culturale, politica, economica e sociale del fenomeno.

Joseph E. Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, Einaudi 2002 (euro 19). L'autore, premio Nobel 2001 per l'economia, ex-consigliere del presidente USA Clinton e collaboratore della Banca Mondiale analizza le cause del fallimento della globalizzazione, evidenziato dalla crisi argentina, dalla condizione della Russia e dalla situazione in cui versa il Terzo Mondo, che starebbero nelle politiche sbagliate di WTO, FMI, USA, che finirebbero per danneggiare anziché aiutare i paesi in via di sviluppo.

Naomi Klein, No logo, Baldini&Castoldi 2001 (euro 16,5). La "bibbia del movimento no-global", in cui la giornalista e scrittrice canadese Naomi Klein indica nella contestazione dei marchi industriali, delle griffe, dei loghi, il primo passo nella lotta contro l'omogeneizzazione del gusto, dei consumi, perfino del linguaggio, imposta dalle grande aziende.

P. Gheddo-R. Beretta, Davide e Golia. I cattolici e la sfida della globalizzazione, San Paolo 2002 (euro 13,43). L'autore, missionario del P.I.M.E., partendo dalla constatazione che almeno la metà dei contestatori al vertice del G8 a Genova, nel luglio 2001, erano cattolici, si chiede quale debba essere la posizione dei cristiani in merito alla globalizzazione: una sorta di nuova incarnazione del male assoluto oppure una sfida da accettare e da vincere anche in nome di un migliore sviluppo del Terzo mondo. In particolare viene messo l'accento sulla vera emergenza dei Paesi poveri: quella educativa e culturale, che attende una risposta più responsabile e attiva da parte del mondo sviluppato.

 


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