LA DONNA NELLA CULTURA ISLAMICA: OGGETTO O PERSONA?

Il mondo islamico oggi non e più un mondo lontano, Islam è una parola che ricorre da tempo quasi ossessivamente: in particolare dopo l’11 settembre 2001, è diventata una realtà sempre più presente, è penetrata nella nostra società, ma percepita spesso come ostile: è l’”ALTRO” che minaccia “NOI”. Quello che noi chiamiamo “mondo musulmano” è una realtà storica e culturale estremamente differenziata che comprende numerose zone dell’Africa e dell’Asia che nel passato, soprattutto ‘800 e ‘900, furono colonizzate da noi europei. Le conseguenze economiche, politiche e sociali del processo di colonizzazione, soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, portarono la realtà musulmana a considerare l’Occidente un nemico da combattere, ed è in questa lotta che mette radici il fondamentalismo islamico. Esso nasce da un’interpretazione rigida e non corretta del Corano, come scorretta è la subordinazione della donna in molti paesi che sostengono di applicare la legge islamica. La donna musulmana, per il Corano, è equivalente all’uomo, come dice il testo sacro: “Voi avete dei diritti verso le vostre donne, ma anche le vostre donne hanno dei diritti verso di voi”. Quindi l’attuale condizione delle donne musulmane non dipende dalla religione, ma dalla sua strumentalizzazione, e d'altra parte, come ci insegna il corso della storia, l’uomo spesso strumentalizza religione e spiritualità per i suoi fini politici ed economici. Per il Corano uno dei diritti fondamentali della donna musulmana è quello di non essere considerata oggetto di piacere, ed è solo per questo che la legge islamica incoraggia la modestia nell’abbigliamento, per preservare la sua dignità e mantenere il rispetto nei suoi confronti (fonte sura 24 v. 31, la “sura delle donne”).
Sottolineo, inoltre, che la modestia nell’abbigliamento è obbligatoria anche per l’uomo nell’Islam, perché entrambi non devono tentare gli altri con gesti, parole od ornamenti. Ecco perché la donna musulmana indossa il velo, come le nostre donne lo indossavano in chiesa per coprire i capelli, la copertura integrale del viso non appartiene alla vera legge islamica, è una delle tante estremizzazioni adottate per esaltare le differenze dall’Occidente e combattere ogni forma di modernità, compreso l’emancipato ruolo della donna. La forma più grave di questa estremizzazione è l’infibulazione, cioè la mutilazione genitale femminile, le cui origini sono legate a tradizioni dell’antico Egitto (da qui il nome di infibulazione faraonica). Si calcola che in Egitto, nonostante la pratica sia stata vietata, ancora tra l’85% e il 95% delle donne abbia subito l’infibulazione, ma è la Somalia a raggiungere la percentuale più alta, la pratica è diffusa al 98%, ed essa viene definita il paese delle donne cucite.
L’infibulazione viene praticata in società a carattere patriarcale in cui la donna viene considerata inferiore e la sessualità femminile è vista come istinto impuro, che deve essere controllato. In questo modo la donna contribuisce a salvaguardare l’onore della famiglia, che diventa una componente così essenziale della propria vita da far dimenticare il dolore provocato dall’infibulazione. La donna desidera essere infibulata per evitare l’emarginazione, per non disonorare la propria famiglia comincia a credere in qualcosa che la priva della propria naturale sessualità, della dignità, e questo perché la sua vita societaria possa essere uguale alle altre donne e per riuscire a crearsi una famiglia, perché una donna non infibulata è difficile che trovi marito. Va sottolineato però un aspetto fondamentale: tutta questa crudeltà non è menzionata nel Corano, non è dunque islamicamente lecita alcuna forma fisica di dolore e soprattutto l’infibulazione che rechi danno fisico alla donna. Ne è considerato accettabile nell’Islam che sia limitato il piacere sessuale della donna. È l’uomo a distorcere le parole del Corano, per utilizzarle come meglio crede, e infatti l’infibulazione viene consigliata, spacciandola come sistema utile a mantenere intatta la purezza della donna e utilizzata per dar sicurezza all’uomo. Così continua a perpetuarsi lo scambio fra persona e società: la donna perde la propria individualità e i propri diritti fondamentali, in cambio viene accettata dal gruppo, riconosciuta degna di farne parte, al prezzo di innumerevoli rinunce e sofferenze. Non c’è prezzo da pagare alla società per acquistare una propria dimensione d’esistenza.
Io sto diventando una donna e forse per questo l’argomento mi tocca particolarmente e mi fa sentire arrabbiata e nel contempo impotente, ma è proprio il Corano, forse, a darmi una risposta ed è nello stesso Corano, che le donne musulmane possono trovare la forza per riappropriarsi del loro vero ruolo. Il Corano chiaramente enuncia: “la ricerca del sapere è un obbligo per ogni musulmano e ogni musulmana; l’uomo e la donna devono compiere lo stesso cammino di conoscenza davanti al creatore”.
La vera legge islamica incita alla conoscenza: “È dovere dei genitori provvedere all’istruzione dei figli, maschi e femmine”. Istruzione, sapere e intelligenza devono appartenere al musulmano, indipendentemente che sia di sesso femminile o maschile, perché ambo i sessi vivano con coscienza la loro fede, nella verità dell’Islam, che va accettata liberamente e osservata perché si conosce profondamente e non perché imposta. Il sapere, secondo il Corano, è la condizione per essere musulmani, quindi l’ignoranza “imposta” alle donne non è conforme alla legge islamica. Negare la conoscenza alle donne, negarle la libertà, privarle di ogni diritto e perfino della loro sessualità, significa tradire e calpestare l’Islam e tutta la sua cultura, percorrendo la strada della repressione e del fondamentalismo, il mondo islamico non andrà incontro a una rinascita; non ritroverà la purezza della sua dottrina; non vincerà la sua guerra contro l’Occidente, troverà invece nei soprusi e abusi, nelle false guerre religiose, che il Corano non ha mai voluto, la morte di un antico e immenso patrimonio culturale.

Giulia Vinci, Istituto BESTA, Milano

I consigli della redazione

La distinzione fra i vari tipo di velo diffuso nel mondo la si può trovare all'indirizzo
http://it.wikipedia.org/wiki/Tipi_di_velo_islamico. Un'esauriente documentazione sul dibattito in merito al velo è reperibile sul sito del vaticanista dell'Espresso Sandro Magister: http://www.chiesa.espressonline.it/dettaglio.jsp?id=7016. Può essere uitile anche http://www.giovani.it/news/societa/velo_islamico.php.

Per chi volesse sentire direttamente la voce del mondo islamico, consigliamo i seguenti siti: http://www.islamitalia.it/ (molto ricco e abbastanza equilibrato), http://www.islam.it/ (sito del Centro Islamico di Milano e Lombardia, offre testi e documentazione sull'Islam), http://www.shia-islam.org/ (è il sito dei Musulmani italiani seguaci della scuola sciita e contiene descrizione, norme, principi dell'Islam sciita, maggioritario in Iran e in Iraq), http://www.cestim.it/02.islam.htm (è la ricchissima scheda dedicata all'Islam e alla cultura araba nel sito del CESTIM,Centro Studi Immigrazione onlus), mentre all'indirizzo http://www.sufi.it/ si può approfondire la spiritualità sufi, una componente importante della religione mussulmana.
Utile può essere la lettura di questi testi: Giorgio Paolucci e Camillo Eid (a cura di), Cento domande sull'Islam. Intervista a Samir Khalil, pubblicato da Marietti (euro 13); Franco Cardini, Europa e Islam. Storia di un malinteso, uscito nel 2001 per Laterza (euro 9). Analizza invece la spesso drammatica situazione dei convertiti dall'Islam al Cristianesimo il libro di Giorgio Paolucci e Camille Eid, I cristiani venuti dall'Islam, pubblicato da PIEMME (euro 12). Per una prospettiva "interna" si può leggere L'Islam spiegato ai nostri figli (Bompiani, euro 6,20), di Tahar Ben Jelloun, il noto scrittore marocchino autore del fortunato Il razzismo spiegato a mia figlia.
Le controverse tesi di Samuel Huntington sul conflitto fra culture e civiltà si possono leggere in Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, ripubblicato nel 2003 nella collana Elefanti Saggi della Garzanti (euro 13). Interessante per un approccio letterario è l'antologia curata da Valentina Colombo e pubblicata da Mondadori, L'altro Mediterraneo. Antologia di scrittori arabi del Novecento.


























 

 
 

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