LA
"BUSTA PAGA" DELLO STUDENTE
Mi faccia vedere la sua busta paga. Sa, io
voglio dialogare con lei.
Quanta irritazione provereste se qualcuno vi chiedesse di fargli
vedere la busta paga, cioè quello strumento attraverso il
quale si scrive in numeri la motivazione di un posizionamento nella
gerarchia sociale? Peggio ancora se la giustificazione addotta è:
per costruire un dialogo.
Nella scuola le retribuzioni vanno dall’uno al dieci e costituiscono
nell’immaginario collettivo l’elemento discriminante
tra i bravi e gli svogliati. Molti le intendono così, non
tutti. Il Besta non ha mai avuto nessuna sorta di busta paga e la
regola fondante è sempre stata una specie di patto tra figli
e genitori. In altri termini, non c’è mai stato un
controllo puntuale, capillare delle valutazioni. Esso è stato
affidato agli studenti, i quali hanno sempre potuto comunicare i
voti a casa come pure occultarne alcuni, per recuperare, nei turni
di interrogazioni successivi, le valutazioni negative con altre
più positive. La gestione complessiva del percorso di valutazione
è totalmente affidato allo studente, che ne risponde ai genitori
solo se questi sanno chiedere conto delle valutazioni e la risposta
sarà veritiera quanto più i genitori sapranno costruire
un rapporto positivo di scambio, sostegno e ammonizione alla cui
base non sta l’imperio, ma la pariteticità, naturalmente
nelle differenze di ruoli. A sopperire all’eventuale reiterazione
della mancanza di comunicazione dei voti c’è quello
che la vulgata chiama “pagellino”: la valutazione intermedia.
Oppure più semplicemente il colloquio con gli insegnanti.
Nel salto dalla scuola media a quella superiore dovrebbe, a parer
mio, compiersi uno dei primi riti di passaggio in cui noi studenti
dovremmo lasciare idealmente la mano dei nostri genitori per acquisire
un’autonomia, fatta di presa di coscienza e assunzione di
responsabilità personali. La famiglia, dal primo giorno delle
scuole superiori, dovrebbe fare gradualmente un passo indietro ed
il rapporto con la Scuola diventare soprattutto e sempre più
tra studenti ed istituzione e non più tra genitori e docenti.
Al Besta un gruppo di genitori ha chiesto la busta paga: il libretto
con i voti. Un sistema, che richiede un inutile dispendio di tempo,
con il quale i genitori vorrebbero stabilire un rapporto diretto
con i docenti, restaurando il sistema di relazioni delle medie inferiori.
La giustificazione è che attraverso questo strumento i genitori
si interesserebbero dei figli e che aprirebbero un percorso di dialogo
con loro. La condizione indispensabile, senza la quale un rapporto
a due è inesistente, è la fiducia reciproca. Questa
inizialmente non ha bisogno di controllo, le prove empiriche del
mantenimento della parola data dell'altro ci saranno a interlocuzione
avanzata. Mi sembra quindi evidente la dicotomia tra capacità
di relazionarsi e il sistema del libretto scolastico, almeno così
come era stato pensato da qualcuno. Dall'anno prossimo le prime
e le seconde classi avranno la “busta paga”, in chiaro,
la cui compilazione spetterà però solamente agli studenti.
Ecco che viene totalmente scardinata la logica secondo la quale
i rapporti personali tra genitori e figli passano soprattutto attraverso
la visione dei voti con il controllo incrociato delle firme. Il
principio di autonomia degli studenti viene salvaguardato, l'idea
latente e mai palesata, che solamente la famiglia è l'unico
soggetto educatore, è isolata e non tradotta nel rapporto
a due delle medie inferiori. Per quanto il fine sia comune - implementare
i luoghi di discussione - i mezzi non sarebbero stati assolutamente
idonei e avrebbero ottenuto il risultato inverso. Bisogna porre
attenzione che questa decisione non apra spazi che per ora sono
stati chiusi.
Luca Stanzione, Istituto BESTA, Milano
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