PRIMO MAGGIO: UN GIORNO DI FESTA E DI LOTTA

Il 1° maggio è una data che ormai da un secolo simboleggia la lotta e la vittoria, attraverso scioperi e manifestazioni, dei lavoratori nei confronti di tutti quelli che li sfruttavano.
Tutto ebbe inizio negli anni fra il 1880 e il 1900, quando in tutta Europa incominciarono a intensificarsi scioperi che avevano vari scopi
Ÿ contrastare lo sfruttamento del lavoro minorile, battaglia che ancora ai giorni nostri non è ancora stata definitivamente vinta.
Ÿ aumentare i salari affinché non fossero più al solo livello di sopravvivenza, ma garantissero un guadagno che desse la possibilità di progettare un futuro migliore per i figli dei lavoratori.
Ÿ conquistare diritti che oggi dovrebbero essere acquisiti almeno in Europa e nell’America settentrionale, mentre sappiamo che anche in questi continenti alcuni diritti non sono ancora pienamente garantiti ai lavoratori.
Ÿ cancellare la libertà di licenziamento da ogni lavoro.
Oggi molti dei diritti che i lavoratori ottennero in quegli anni appartengono allo “statuto dei lavoratori” e sono irrinunciabili, di conseguenza il lavoro è molto cambiato.
Il 1° maggio come festa dei lavoratori, nei nostri giorni assume quindi un senso diverso.
La precarietà, che ormai si sta allargando sia in Europa che in America, oltre che a colpire gli operai, si sta spostando anche fuori dalla fabbrica (call center, lavoro interinale).
Questa data si sta riarticolando dato che non è più così facile definire i lavoratori come classe operaia.
In tutto il mondo, in questo giorno, milioni e milioni di lavoratori scendono in piazza a manifestare, ma ultimamente sta sfilando altra gente che per colpa di alcune nuove leggi rischia di non trovare più lavoro: un esempio è il corteo che è passato per le strade di Los Angeles (primo sciopero di 12 milioni di “sinpapeles”).
In contemporanea alla solita manifestazione del primo maggio, da qualche anno si svolge in molte città europee (tra cui Milano, Parigi, Barcellona, Dublino) un corteo chiamato Euro May Day Parade.
In questa “parata” sfilano migliaia e migliaia di persone che sono o che possono diventare precarie, ovvero con un contratto di lavoro determinato, impedendo così una vita in cui ogni singola giornata possa essere autodeterminata.
In questa maniera il precario non può neanche progettare un futuro con famiglia, dato che non sarebbe in grado di mantenerla, visto che può essere licenziato nel giro di pochi anni.
In Francia il governo aveva proposto una legge che avrebbe reso la vita dei giovani francesi precaria (il CPE) e immediatamente gli studenti si sono opposti attraverso varie forme di resistenza (occupazioni di istituti, scioperi e manifestazioni), fino all’abolizione della legge voluta dal ministro Villepin.
L’episodio sopra citato è un esempio di come tutti i giovani europei (non solo francesi) non vogliano lavorare con il timore di poter essere licenziati in qualsiasi momento.
Ed è per questo che è molto importante ricordare, durante questa grande giornata di festa internazionale, cosa è successo negli anni in cui i lavoratori sono riusciti a conquistare i loro diritti, e cercare di non fare gli stessi errori, per evitare rischi che potrebbero coinvolgere la vita democratica dell’intera nazione, ma in particolare non bisogna dimenticare lo sforzo di tutta quelle gente che, per i propri diritti, oggi riconosciuti, ha messo in gioco anche la vita.

Michael Quispe, Istituto BESTA, Milano