ARTICOLO 18: VERSO IL REFERENDUM

Il 15 giugno tutti gli italiani saranno chiamati alle urne per rispondere ad un quesito referendario, che propone l'estensione dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori alle aziende con meno di 15 dipendenti. Vista l'importanza del tema, considerato che dal risultato dipende il futuro lavorativo di noi giovani, un nostro inviato ha intervistato Franco Calamida, depositario del quesito referendario.

l'oblò: Perché è nata la necessità di indire un referendum per l'estensione dell'ARTICOLO 18?
Calamida: Quando nel 1970, dopo una lunga stagione di lotte, fu votato dal parlamento lo Statuto dei Lavoratori, una grandissima conquista, l'articolo 18, che fa parte dello Statuto, prevedeva che per i dipendenti delle grandi fabbriche non vi potesse essere un licenziamento se ingiustificato, discriminatorio (per ragioni sindacali, politiche, di pensiero o di convinzioni religiose, comportamenti sessuali).
Tale articolo vale soltanto per le imprese che hanno più di quindici dipendenti, che in quel momento comprendevano la maggioranza dei lavoratori, mentre oggi la maggioranza lavora in imprese che hanno meno di quindici dipendenti.
È quindi ragionevole pensare che le garanzie dell'art. 18 vadano estese, perché è un diritto inalienabile, è un diritto di dignità, di libertà.
Un lavoratore, se c'è ristrutturazione dell'azienda o per altri motivi, può, purtroppo, essere licenziato, ma ingiustamente, senza motivi giusticati, non deve essere licenziato, ovunque il lavoratore o la lavoratrice svolga la sua attività: dunque, estenderlo alle piccole fabbriche è la condizione per difenderlo anche nelle grandi fabbriche.
La Confindustria e il governo dicono che è ormai un privilegio delle grandi fabbriche, noi diciamo che non è un privilegio, è un diritto e che deve valere per tutte e per tutti.

l'oblò: Da chi, come e quando è nata questa iniziativa?
Calamida: Fu un gruppo di quattro o cinque compagni (del quale facevo parte anch'io) che da tempo erano impegnati sul tema dei diritti, che si oppose a quello dei Radicali, al referendum radicale che voleva abolirlo anche nelle grandi fabbriche: ragionammo sulla necessità di estenderlo e poi lo proponemmo a tutte le forze politiche e ai sindacati. La risposta fu immediatamente positiva da parte di Rifondazione Comunista, la forza che più ha sostenuto la raccolta di firme per il referendum; aderirono poi la FIOM, i Verdi, una parte dei DS e anche moltissime altre associazioni. Dunque l'arco delle forze che lo sostiene è oggi abbastanza vasto, ma deve espandersi.

l'oblò: Tu prima hai detto che molte aziende oggi sono sotto i quindici dipendenti, possiamo dire che queste "molte" si aggirano intorno all'85%?
Calamida: Beh … come numero sì, come numero di imprese senz'altro e anche come numero di dipendenti sono senz'altro la maggioranza dei lavoratori dipendenti, e sono senz'altro la maggioranza delle piccole imprese.
Va ricordato che un'altra grande parte, la maggioranza ancora, è con i contratti atipici, che sono quelli CO.CO.CO. di Collaborazione Coordinata Continuativa e molte altre forme.
Sono circa venti i contratti cosiddetti atipici, per queste lavoratrici e lavoratori non c'è tutela.
Noi pensiamo che, pronunciandosi per il SÌ, per l'estensione dell'articolo 18, si assuma anche l'impegno di una battaglia politica che poi dovrà portare a una legge in Parlamento che dia a questi lavoratori tutele, che riguardino la previdenza, la malattia, tutte cose che ora sono inesistenti.
Per la gran parte dei giovani non ci sono prospettive, né di tutela, né di pensione, e quelli che lavorano in queste condizioni, lo ripeto, sono oggi la maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici.


Intervista a cura di Luca Stanzione, I.T.C. BESTA, Milano