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PROPOSITO DI RESISTENZA
Innanzi tutto
riconosco che nel nostro paese è stato a lungo coltivato
una sorta di “mito della Resistenza”, del resto è
stato così in molti altri paesi europei dove i governi post-bellici
basavano proprio sulla resistenza la loro legittimità; in
fondo la resistenza è una delle pochissime pagine gloriose
della nostra storia patria. La situazione è però ormai
opposta, dal mito della resistenza si è passati alla riabilitazione
del fascismo e dei repubblichini e ora addirittura alla criminalizzazione
dei partigiani. Vediamo quindi di rimettere le cose al loro posto.
1) I partigiani ci hanno conquistato la libertà e
democrazia, non hanno instaurato un regime
Tu dici che dovremmo cercare di capire le ragioni dei repubblichini
perché “proprio dagli eredi di quel male assoluto ora
siamo governati”. Ecco, appunto. Tu credi che se avessero
vinto loro ora saremmo governati dagli eredi dei partigiani? Prima
differenza: i partigiani hanno combattuto per la democrazia, i repubblichini
combattevano per la restaurazione del regime fascista. Ma tu sembri
negare anche questo. Tu ci chiedi che cosa volessero veramente i
partigiani, per caso “costituire una repubblica comunista
come l’URSS?”. Innanzi tutto i partigiani non erano
tutti comunisti e quindi è improbabile che combattessero
per il comunismo, comunque anche ammesso che tu ti riferissi a quelli
che lo erano la domanda rimane faziosa: l’effetto della loro
lotta è stata una democrazia dove ha governato per 50 anni
la DC; mi sembra inutile fare il processo alle intenzioni, anche
considerato che in Italia gli unici tentativi o progetti di colpo
di stato sono stati fatti dalla destra, mentre il PCI se ne stava
buono all’opposizione a difendere le istituzioni democratiche.
2) Scegliere la resistenza o la Repubblica di Salò
non era la stessa cosa
Poi
ci parli dei fascisti e del “loro sacrificio per l’amore
della patria”. Va bene, ammettiamo pure che coloro che hanno
scelto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana lo abbiano fatto
con le buone intenzioni che tu gli attribuisci e non, per esempio,
perché erano indissolubilmente compromessi col fascismo e
non avevano quindi alternative. A questo punto tu vorresti sostenere
che partigiani e fascisti sono uguali, hanno entrambi scelto in
buona fede per il bene della patria e l’unica differenza e
che i secondi hanno perso la guerra e si sono così visti
negare la buna fede dalla storiografia dei vincitori. Puoi almeno
concederci che tra le due scelte una era quella giusta e una quella
sbagliata? Una conduceva ai lager e una alla democrazia? A parte
questo fatto che spero sia indiscutibile tra le due scelte c’è
un’altra sostanziale differenza: “nella scelta resistenziale
c’era un significato di libertà implicito nel suo essere
un atto di disobbedienza; l’adesione alla RSI rivestiva invece
un suo carattere istituzionale, nel quale affioravano cospicue tracce
del conformismo degli anni del Regime” (G. De Luna, Fascismo
Antifascismo: le idee, le identità, La Nuova Italia).
La scelta partigiana era quindi una scelta coraggiosa e libera,
andare con i repubblichini (al tempo al potere) voleva spesso dire
semplicemente mettersi con il più forte.
3)
Non è vero che nei libri di storia le ragioni dei vinti vengano
ignorate, anzi…
Un’ultima cosa: sei in quinta ginnasio, aspetta di arrivare
in terza e studiare la resistenza vedrai che non è affatto
vero che le ragioni dei vinti vengano ignorate o che la resistenza
venga mitizzata, magari è stato così nel passato ma
ora col fatto che “non si parla mai delle ragioni dei vinti”
si finisce per parlare più delle loro che di quelle dei vincitori.
Il tema è molto ampio, ci sarebbe molto altro di cui parlare,
cosa spinse i partigiani ad andare in montagna, l’atteggiamento
della popolazione civile, l’eredità della resistenza,
il fascismo che ritorna… non posso occupare troppo spazio,
per questa volta basta così ma sappi che è solo il
primo round…
Rocco
Polin, Liceo Classico BERCHET, Milano
I CONSIGLI DELLA REDAZIONE
Chi volesse approfondire il tema della Resistenza e anche
dell’immediato dopoguerra può consultare i seguenti
testi, una piccola parte dell’enorme bibliografia esistente
sull’argomento:
Aurelio Lepre, La storia della repubblica di Mussolini,
Mondadori 1999
Romolo Gobbi, Una revisione della Resistenza, Bompiani
1999
Gianni Oliva, I vinti e i liberati. 8 settembre
1943 – 25 aprile 1945, Mondadori, 1994
Gianni Oliva, La repubblica di Salò, Giunti 1997
Gianni Oliva, La resa dei conti, Mondadori 1999
Gianni Oliva, Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia
Giulia e dell'Istria, Mondadori 2002
Gianni Oliva, Le tre Italie del 1943. Chi ha veramente combattuto
la guerra civile, Mondadori 2004
Giampaolo Pansa, Il gladio e l'alloro. L’esercito di Salò,
Mondadori 1991
Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti, Sperling & Kupfer
2003
Claudio Pavone, Una Guerra Civile. Saggio storico sulla moralità
nella resistenza,
Bollati-Boringhieri, 1991
Claudio Pavone, Alle Origini della Repubblica, Bollati Boringhieri
1995
Santo Peli, La Resistenza italiana, Einaudi 2004
Gian Enrico Rusconi, Resistenza e postfascismo, Il Mulino
1995
Guido Rumici, Infoibati, Mursia 2002
Per chi fosse interessato invece alla narrativa e alla memorialistica,
fra la cospicua letteratura resistenziale consigliamo i romanzi
di Beppe Fenoglio (Il partigiano Johnny e I ventitré
giorni della città di Alba, entrambi pubblicati da Einaudi),
le opere di Cesare Pavese, come La casa in collina e La
luna e i falò (Einaudi), I sentieri dei nidi di
ragno di Italo Calvino (sempre Einaudi), Fausto e Anna
e La ragazza di Bube di Carlo Cassola (pubblicati da Mondadori),
mentre per la guerra civile vista dai “ragazzi di Salò”
l’opera più significativa è A cercar la
bella morte di Carlo Mazzantini, uscita nel 1986 per Marsilio.
In rete http://www.resistenzaitaliana.it
è un sito ricchissimo di materiali, anche sugli aspetti più
bui della guerra civile (per es. Malga Porzus o le “foibe”),
altri materiali sono sul sito http://www.novecento.org/novecento.htm,
progettato e gestito dalla Commissione Didattica dell' Istituto
nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia.
Un lavoro didattico, intitolato “Il tempo
delle scelte: 1943-1945” e realizzato dal Liceo Grassi di
Savona, si trova al seguente ’indirizzo:
http://www.liceograssi.it/storia
del novecento/dossier on line.htm
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