I
LAVORATORI HANNO DETTO NO!!
Mercoledì 17 aprile la Repubblica esordisce scrivendo "L'Italia
si è fermata": è proprio il caso di dirlo, quasi
il 90% dei lavoratori ha aderito allo sciopero generale di otto
ore dichiarato dai sindacati in tutta Italia, per dire no al progetto
di riforma del mercato del lavoro proposto dal governo.
Per capire meglio il perché tre milioni di persone hanno
sfilato per le vie di Roma, e tredici milioni hanno detto sì
allo sciopero partecipando alle manifestazioni nelle varie città
(300000 a Milano), dobbiamo porci alcune domande.
Che cos'è l'articolo 18 del quale sentiamo tanto parlare?
L'articolo 18 è una parte della legge approvata nel maggio
del 1970 chiamata "Statuto dei lavoratori", conquistato
con ore e ore di sciopero e lotta sindacale. Nello specifico, l'articolo
18 dichiara che il lavoratore non può essere licenziato dal
datore di lavoro senza una giusta causa o giustificato motivo, nelle
aziende che superino la soglia dei 15 dipendenti. Quindi se un lavoratore
è iscritto ad un sindacato, oppure non è simpatico
al datore di lavoro, non può essere licenziato.
Che cosa vuole fare il governo in merito?
Il governo vorrebbe sospendere per quattro anni questa norma, con
la quale il lavoratore è tutelato dal libero arbitrio del
datore di lavoro, in tre specifici casi:
a) per i lavoratori "emersi" dal nero, ovvero quelli che
prima non erano in regola con i contributi e ora lo diventano
b) per i lavoratori il cui contratto passa da tempo determinato
a tempo indeterminato, limitatamente alle regioni meridionali
c) per i lavoratori di quelle aziende, che assumendo nuovo personale,
supererebbero la soglia dei 15 dipendenti.
Quello
dell'articolo 18 è uno dei tanti motivi per cui i sindacati
hanno risposto al governo con determinazione, ma non è il
solo, ce ne sono tanti altri, per esempio la questione fiscale e
quella previdenziale, ma è la riforma all'articolo 18 ha
creare più discussione tra la gente e tra noi studenti, che
abbiamo partecipato allo sciopero del 16 aprile, alla manifestazione
della CGIL del 23 marzo e a quelle cittadine nelle varie città:
la sua è tale importanza che i sindacati hanno detto no al
dialogo con il governo, se questo non rinuncerà alla riforma
all'articolo 18.
A queste iniziative intraprese dai sindacati per la difesa di una
conquista di civiltà, hanno aderito anche l'Ulivo, l'Italia
dei Valori e Rifondazione Comunista, che tuttavia si è differenziata
dalle altre forze politiche, chiedendo l'estensione dell'articolo
18 anche alle aziende sotto i quindici dipendenti.
Luca Stanzione, I.T.C. BESTA, Milano
I CONSIGLI DELLA REDAZIONE
Chi volesse approfondire l'argomento può
visitare i seguenti siti:
www.cgil.it
www.udsmilano.it
www.rifondazione.it
www.welfare.gov.it
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